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“SIAMO TUTTI STRANIERI”: A PIAZZA CASTELLO IL RACCONTO DI CHI CERCA UNA CASA

Redazione 11-09-2026 15:04:08

MANTOVA – «In questo libro dico che noi tutti siamo stranieri e noi tutti siamo senza casa». È da questa riflessione che si sviluppa l’incontro dell’evento 96 del Festivaletteratura, alle 14.45 in piazza Castello, dedicato al tema dell’estraneità, dello sradicamento e del significato più profondo della parola “casa”.

A guidare il pubblico attraverso queste domande è la giornalista Francesca Mannocchi, che ha spiegato come il sentirsi “senza casa” possa assumere significati diversi, non soltanto geografici. «Dal punto di vista politico, fisico, morale», ha sottolineato, ricordando in particolare la condizione di profughi e rifugiati, che sono unhomed, senza una casa dal punto di vista fisico, ma anche tutte quelle persone che possono sperimentare una condizione di estraneità e di perdita di riferimenti nella propria esistenza.

Un tema che potrebbe far pensare a un libro difficile o doloroso, ma che Mannocchi invita a leggere da una prospettiva diversa. «Non pensiate che sia un libro deprimente», ha detto, spiegando di aver scritto queste pagine proprio con l’obiettivo opposto: «Perché ci sentissimo sempre meno senza casa».

Ed è qui che entra in gioco la forma stessa del libro, costruito come una raccolta di lettere. Un elemento che, secondo la giornalista, porta con sé una possibilità concreta di speranza: «Non è deprimente perché è un libro di lettere, e quando si ha un destinatario si ha speranza nel futuro».

La riflessione sulla casa si amplia così fino a diventare una domanda universale: che cosa significa davvero avere un luogo a cui appartenere? E soprattutto, la casa coincide necessariamente con il luogo in cui siamo nati, con quello in cui viviamo o con quello che custodiamo nei nostri ricordi?

A rispondere, durante l’incontro, è anche l’attivista Ece, attraverso una frase che diventa una delle immagini più forti dell’appuntamento: «La casa non è dove tu ricordi, ma dove vieni ricordato».

Una definizione che sposta completamente il concetto di casa: non più soltanto uno spazio fisico, ma una relazione, una memoria condivisa, la certezza di avere un posto nella vita di qualcun altro. È proprio in questo spazio tra memoria e futuro che l’evento 96 del Festivaletteratura trova la sua chiave più intensa: sentirsi a casa, forse, non significa soltanto sapere da dove veniamo, ma sapere che qualcuno, da qualche parte, continuerà a ricordarci.