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Alla Teresiana, 1-3 ottobre, la rassegna di carte manoscritte e libri pubblicati di Francesco Permunian,
MANTOVA - Nelle vetrine delle sale storiche della Biblioteca Comunale Teresiana, da sabato 3 ottobre a domenica 1° novembre 2026, Camminando attraverso i campi bruciati dell’amore, rassegna di carte manoscritte e libri pubblicati di Francesco Permunian, tra le voci più originali della letteratura italiana dei nostri anni, e di fotografie di Berengo Gardin, Mario Giacomelli, Renzo Bertasi, Gianni Fucile e Pino Mongiello, e ancora grafiche e dipinti di Roberto Abbiati, Luca Del Baldo, Piero Guccione, Lorenzo Mattotti, e Tullio Pericoli. Un insieme di opere che diventa il fantasma di un’antica littorina che ci porta da Cavarzere – estremo lembo di terra tra il Polesine rodigino e la laguna veneziana – a Desenzano, sul lago di Garda, patria d’elezione di Permunian.
La mostra è ad accesso libero e visitabile nei giorni ed orari di apertura della Biblioteca.
Accompagna la mostra, un volume omonimo in cui si alternano, come specchi infranti, potenti narrazioni in cui, non senza ironia, Permunian dà voce, tra gli altri, ad Artaud, Baudelaire, Céline, la famiglia di Maria Callas. Uno zibaldone di carte, un insieme frammentario, eppure coerentissimo, di parole, voci, anime che si agitano nel buio di ricordi, veri o verosimili. La vernice della mostra, in programma sabato 3 ottobre alle ore 11, sarà occasione di presentazione del volume.
“È bene non farsi sviare da quanto afferma Francesco Permunian nell’Avvertenza a Camminando attraverso i campi bruciati dell’amore. Pensieri, parole, visioni tra il Polesine e il Garda: non è ancora il momento dei bilanci. Non lo è questo volume, né lo è la mostra che lo accompagna. Si tratta, piuttosto, di una ricognizione: una sosta lungo il cammino, il tempo necessario per riprendere fiato e tornare a osservare ciò che negli anni si è accumulato – scrive Francesca Ferrari, direttrice della Biblioteca Comunale Teresiana, nella presentazione del volume -. Ed è proprio sotto questo nuovo sguardo che tutto torna a muoversi. Il passato si sottrae alla compostezza del consuntivo, i materiali stabiliscono relazioni inattese, le immagini ne richiamano altre, le memorie aprono nuove traiettorie. Quello che potrebbe apparire come un punto d’arrivo si rivela così uno snodo, nel quale ciò che è stato non viene consegnato a una forma definitiva, ma rimesso in circolazione, nuovamente disponibile all’interpretazione-ne e alla scrittura. Del resto, la natura stessa del libro sembra opporre resistenza a ogni tentazione conclusiva. Frammenti diaristici, immagini, carte, pseudo interviste e divagazioni convivono secondo una logica di sedimentazione più che di ordinamento, componendo una materia mobile e discontinua. Non vi è la ricerca di una completezza retrospettiva, quanto piuttosto il piacere – talvolta inquieto, talvolta ironico – di tornare sulle proprie tracce e scoprire che queste non conducono necessariamente là dove si pensava. La mostra allestita nelle sale monumentali della Biblioteca Comunale Teresiana di Mantova nasce dalla medesima disposizione. I materiali esposti non intendono ricostruire una biografia né comporre il ritratto definitivo di un percorso letterario. Carte, fotografie, manoscritti e immagini sono piuttosto indizi di una geografia di sensibilità e di solitudini: presenze autonome che, accostate, lasciano affiorare la trama dalla quale provengono senza pretendere di esaurirla. Allo stesso modo, nel volume l’immagine non costituisce un semplice corredo della parola, ma procede accanto a essa, la accompagna, talvolta la intercetta, aprendo ulteriori possibilità di lettura. Di questa geografia fanno parte, inevitabilmente, anche i luoghi. Il Polesine e il Garda, evocati fin dal sottotitolo, sono insieme coordinati reali e territori della memoria: paesaggi attraversati dal tempo, capaci di trattenere esperienze e suggestioni e, insieme, di trasformarle. Non semplici fondali, dunque, ma luoghi nei quali memoria e immaginazione continuamente si sovrappongono. In questo senso il titolo sembra offrire, con discreta ironia, la chiave più efficace per avvicinarsi all’intero progetto: Camminando attraverso i campi bruciati dell’amore evoca un paesaggio che porta certamente i segni di ciò che è trascorso, di ciò che si è consumato e di quanto il tempo ha lasciato dietro di sé. Ma in quei campi ancora germoglia il fiore selvatico di Francesco Permunian. Ciò che potrebbe sembrare il condensato di una stagione creativa si rivela allora materia tutt’altro che pacificata: un deposito ancora fertile, nel quale il passato non viene semplicemente custodito, ma interrogato, trasformato e nuovamente affidato alla scrittura”.
Nella prefazione Stefano Malosso osserva inoltre: “Una prosa che capta l’ineluttabilità della tragedia umana, catturata senza falsi pudori nello sforzo invano che dagli anni incantati dell’infanzia la vorrebbe maturarsi nella vecchiaia. Permunian ha appreso che il mostro non si veste dell’alterità di chi lo addita per strada ma al contrario lo riflette, rispecchiandolo in un ghigno che affraterna, nell’aria stantìa dei salotti borghesi, gli individui umani che, come scrisse Guido Piovene, «si inoculano a vicenda le loro piccole pazzie»”.
“Francesco Permunian si aggira ramingo tra le rovine di un’epoca, tormentato da ricordi imperituri e visioni macabre. Da esule alienato, concepisce figure sempre nuove ma in fondo uguali a se stesse, utili a lambire un orrore incombente. Invita chi legge a seguirlo nelle sue peregrinazioni epifaniche, per provare a scorgere un disegno sotteso alle interviste semiserie, alle liriche, alle prose traboccanti autobiografismo. I luoghi del Garda e del Polesine strutturano la topografia della memoria di un autore votato a scrivere con il ricordo delle lacrime, come gli suggerì Andrea Zanzotto”, osserva nella postfazione Alice Pisu.
Francesco Permunian (Cavarzere, 1951), dopo l’esordio narrativo di Cronaca di un servo felice (Meridiano Zero 1999), ha pubblicato diversi romanzi e racconti con molti editori (Editoriale Scientifica, Il Saggiatore, Italo Svevo, Ponte alle Grazie, Quodlibet, Rizzoli). Con Sillabario dell’amor crudele (2019) ha vinto il Premio Dessì. Il suo ultimo libro è Anime farfuglianti nella notte (2025, Palingenia). Per Oligo ha pubblicato Calabiani. Antologia privata dei miei demoni infantili (2020), Stradario sentimentale del lago di Garda e del monte Baldo (2022) e I demoni beati. Bracconaggi e scorribande in distretti di caccia riservata (2024). Delle sue opere hanno scritto, tra gli altri, Andrea Cortellessa, Andrea Caterini, Franco Cordelli, Giulio Ferroni, Salvatore Silvano Nigro, Bruno Quaranta, Ermanno Paccagnini, Sandra Petrignani.
Per informazioni sulla mostra: Biblioteca Comunale Teresiana, T. 0376338460, email comunicazione.bibliotecacomunale@comune.mantova.it
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