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NO FOOD NO SCIENCE: SINDACO, AGIAMO PER NON ESSERE COMPLICI
MANTOVA - Gli attivisti di No Food No Science hanno diffuso una nota che qui pubblichiamo.
"Risposta alle dichiarazioni del Sindaco di Mantova da parte di No Food No Science a seguito dell'azione di protesta a Palazzo Te contro Levoni Le nostre azioni non nascono dal bisogno di consenso né dal desiderio di approvazione. Non ci interessa piacere, convincere o rassicurare. Nascono dalla necessità di denunciare ciò che viene ignorato, nascosto o reso normale.
Ci collochiamo nella continuità delle lotte operaie, dei movimenti per i diritti e di tutte le forme di dissenso che hanno messo in discussione un ordine dichiarato legale ma costruito sull’ingiustizia. Agiamo per rendere visibile ciò che molti preferiscono non vedere: le connivenze che legano potere economico, diritti calpestati e danni ambientali. La denuncia è, per sua natura, scomoda: non cerca applausi, ma consapevolezza; non punta all’unanimità, ma alla verità.
Negli ultimi mesi, la cronaca italiana ha portato alla luce fatti di enorme rilievo nella provincia di Mantova e in Lombardia, che vanno ben oltre episodi isolati e indicano criticità profonde nelle filiere alimentari e nei meccanismi di controllo. L’inchiesta del programma Report, andata in onda su Rai3 il 23 novembre 2025, ha documentato presunte pratiche illecite all’interno del macello Bervini Primo Srl a Pietole (Borgo Virgilio, Mantova): carne congelata scaduta anche da anni — proveniente da Uruguay, Nuova Zelanda, Ungheria, Ucraina, Romania e riserve militari egiziane — sarebbe stata scongelata, ripulita superficialmente e poi ricongelata e rietichettata per la vendita. Sacchetti caduti a terra, superfici contaminate, armadietti infestati da scarafaggi sono tra le scene riportate dal servizio. (mantovauno.it)
La seconda parte dell’inchiesta ha portato anche a un blocco e sequestro di circa 180 tonnellate di carne da parte dell’ATS Valpadana, sollevando interrogativi sul funzionamento dei sistemi di controllo e richiamo. (ilfattoalimentare.it)
Queste rivelazioni mostrano un modello di produzione alimentare in cui il profitto (food for profit) prevale sulla salute pubblica, sulla trasparenza, sulla dignità del lavoro e sulla tutela dei consumatori. La provincia di Mantova è uno dei nodi centrali della produzione di carne industriale in Lombardia, dove allevamenti intensivi e grandi macelli continuano a operare spesso in condizioni critiche per gli animali e per la salute. (greenpeace.org)
Il problema non è solo etico ma anche sanitario: l’OMS e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro riconoscono che la carne rossa lavorata è cancerogena e quella non lavorata probabilmente cancerogena. Scandali come quello di Mantova mostrano come la sicurezza alimentare possa essere sacrificata in nome del profitto.
In Italia, la politica tende a criminalizzare il dissenso e privilegiare le aziende, sostenendo il cliché che chi produce lavoro “dà posti di lavoro” e quindi sia automaticamente meritevole di consenso. Questa retorica — il “sono bravi, danno lavoro a molta gente” — legittima comportamenti scorretti e rafforza le connivenze tra politica ed economia, diventando un nodo centrale del problema.
È inaccettabile che aziende zootecniche coinvolte in queste pratiche finanzino attività culturali o istituzioni pubbliche, nel tentativo di “pulirsi la coscienza” e costruire una facciata di responsabilità sociale. La cultura non può essere mercificata per coprire crimini ambientali, sanitari e sociali: finanziare arte o programmi culturali non cancella lo sfruttamento di vite, territori e salute.
Questi episodi dimostrano che non tutto ciò che è legale è legittimo. Quando la legge tutela più il profitto che la salute o la dignità della vita, la legalità perde legittimità sociale.
Per una volta, i “criminali” dovrebbero essere altri: non chi denuncia, documenta o resiste, ma chi costruisce profitto sulla devastazione dell’ambiente e della salute, sull’opacità delle filiere, sulla compressione dei diritti dei lavoratori e sulla mercificazione delle vite animali. È urgente mettere radicalmente in discussione il consenso automatico accordato a imprenditori‑squali e grandi marchi, e un modello produttivo che danneggia persone, territori e ecosistemi.
Mettere in discussione questo modello non significa dividere le lotte, ma riconoscerne l’origine comune. Giustizia sociale, giustizia ambientale e diritto alla salute sono parti dello stesso conflitto politico: quello tra un ordine che si difende come legale e una realtà che reclama di essere finalmente legittima.
Se le nostre azioni disturbano o dividono, è perché toccano nodi reali. Non ne misuriamo il valore in base al consenso che raccolgono, ma alla loro capacità di aprire spazi di consapevolezza, generare domande e costringere a prendere posizione.
In un contesto in cui il silenzio è spesso più conveniente della parola, scegliere la denuncia significa assumersi un rischio. È un atto di responsabilità condivisa, non di ricerca di popolarità.
Per questo agiamo: non per essere accettati, ma per non essere complici.
In questo anno e mezzo di azione a Mantova tant3 hanno provato a comprarci, inglobarci, fermarci.
Noi guardiamo dritto all'obiettivo. Sappiamo che, in un modo o nell'altro, torneremo a Palazzo Te. Non è a noi che deve essere impedito di usufruire della cultura, è a chi uccide ogni giorno per profitto che deve essere inibito l'accesso all'arte. Sappiamo che ci rivedremo anche con il Sindaco, in questi ultimi mesi della sua amministrazione. Perché sappiamo bene anche dove vogliamo andare: dalla parte opposta rispetto a quella che ha tracciato cedendo la gestione di Palazzo Te alla Fondazione che include Levoni e auspicando più repressione per chi protesta.".
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