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ADANIA SHIBLI: LA PALESTINA COME INSEGNANTE DI LETTERATURA

Redazione 03-09-2025 22:58:14

MANTOVA - La scrittrice palestinese apre il Festivaletteratura con un inno alla forza narrativa della sua terra.
Una voce che viene da lontano, ma che parla in modo diretto e intimo a chiunque sappia ascoltare. Adania Shibli, scrittrice nata in Galilea e oggi figura di rilievo nel panorama letterario internazionale, è la firma che apre il programma del Festivaletteratura 2025. Con una formazione che ha superato confini geografici e culturali, Shibli porta in Europa una narrazione che affonda le radici nella Palestina, non solo come luogo fisico, ma come esperienza viva, complessa e stratificata.
I suoi romanzi, ambientati in Palestina, sono molto più che semplici racconti ambientali: sono esplorazioni profonde di un popolo, di un paesaggio, di una lingua e del modo in cui tutto questo viene continuamente trasformato — o distrutto — dalle narrazioni dominanti. "La Palestina non è solo una cosa geografica", afferma l'autrice. "È un rapporto con la natura, con tutto ciò che la circonda. Ti insegna come trattare la lingua, la scrittura. Anche la stessa lingua che viene usata per distruggere."
Nel testo che apre il Festivaletteratura, Shibli ribadisce la centralità della forma e della scrittura. Per lei, l’arte non è solo un mezzo espressivo, ma uno strumento per comprendere e restituire la complessità del mondo. "Attraverso la letteratura si può raccontare e descrivere una terra e le persone che l’abitano", scrive. "La scrittura diventa così un modo per prendersi cura del mondo, in profondità."
Uno dei passaggi più intensi del suo intervento riguarda la mancanza di riferimenti e di nomi nei suoi libri: "Oggi ci sono persone che muoiono e di cui non si conoscono i nomi. Ma ho capito che per avere una relazione con una persona non è necessario conoscerne il nome. Anche una relazione può esistere senza nomi."
Contro la narrazione spezzata e riduttiva spesso proposta dai media, Shibli propone un altro sguardo: la scrittura come atto di resistenza, come gesto poetico. "Mi piace pensare alla Palestina come a un'insegnante di letteratura", confida. E in effetti, nei suoi testi, la Palestina diventa voce, simbolo e materia viva. Un luogo da leggere, da ascoltare e, forse, da imparare.

 

Articolo e foto a cura di Marco Teodori